Cartizze

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Ha tonalità paglierina molto leggera con perlage minuto e persistente.
È intensamente fruttato e floreale con profumi molto persistenti e di grande finezza; sono evidenti sentori di buona frutta matura (mela golden in particolare) e di fiori di glicine.
È amabile e carezzevole, fresco e di corpo molto equilibrato; ha grande armonia, lunga e intensa persistenza aromatica, con finale decisamente fruttato.
È vino da dessert o da gran finale, ma si può esaltare se accompagnato a particolari formaggi o delicati paté di fegato.

Uve da cui è prodotto

Glera (tradizionalmente chiamata Prosecco).

Collocazione geografica

Sulle colline della ristrettissima zona del Cartizze, compresa tra le frazioni di Santo Stefano, Saccol e San Pietro di Barbozza.

Periodo di vendemmia

Seconda metà di settembre.

Vinificazione

In bianco, cioè in assenza delle bucce alla temperatura controllata di 18°C.

Presa di spuma

Per lenta rifermentazione in grandi recipienti chiusi, a 12-14°C.

Pressione in bottiglia

4,5 atm.

Temperatura di servizio

5-7°C, stappando la bottiglia al momento del consumo.

Residuo zuccherino

Circa 28 g/l.

Scheda tecnica Cartizze (PDF)

Zona del Superiore di Cartizze D.O.C.G.

Il Cartizze o, più precisamente, il Valdobbiadene Superiore di Cartizze, rappresenta la più alta espressione enoica di queste terre. In esso infatti si ritrovano esaltate al massimo grado le doti di finezza ed eleganza e i delicati profumi fruttati e floreali del vitigno Prosecco coltivato nella ristrettissima zona di Cartizze. La felice esposizione delle colline e la particolare composizione del terreno, formato prevalentemente da calcari, argille e arenarie, danno  origine a questo vino così caratteristico e perciò così ricercato. Il Cartizze presenta tradizionalmente una delicata vena di amabilità. Infatti un tempo l’uva si raccoglieva il più tardi possibile,
alla fine di ottobre o anche nei primi giorni di novembre. Poteva così accadere che le basse  temperature notturne arrestassero le fermentazioni che però riprendevano spontaneamente col tepore della primavera, che restituiva vitalità ai lieviti resi inerti dal freddo. Queste riprese fermentative avevano la rara  caratteristica di essere molto lente, concedendo in tal modo la possibilità di godere, per alcuni mesi, di vini  gradevolissimi, spumeggianti e amabili, dal profumo meraviglioso e dal gusto dolce e fruttato.